Gregg Charles Popovich, nato a Chicago il 28 gennaio 1949, statunitense di origine serba (e madre croata), il professionista nella NBA, allenatore dei San Antonio Spurs (ininterrottamente dal 1996 ad oggi) e della nazionale di basket degli Stati Uniti (il famoso Dream Team) dal 2018.

E’ il quinto coach di sempre per anelli conquistati e primo per partite vinte: grande conoscitore di uomini e di sport, un uomo dai forti sentimenti. Il 3 dicembre 2015, presso il faraonico AT&T Center di San Antonio, dopo la partita degli Spurs contro i Washington Wizards, è costretto a fare la solita intervista di routine con Craig Sager, da poco tornato al lavoro dopo aver apparentemente sconfitto la leucemia. Popovich esordisce così: “Devo dire onestamente che per la prima volta sono contento di rispondere a questa ridicola intervista che siamo costretti a fare. Perché tu sei qui a farla.” L’abbraccio di vera amicizia da parte di Pop, che prosegue: “Ora puoi farmi tutte le stupide domande che vuoi.” fa parte delle cose belle di questo fantastico sport.

Grande personaggio, Gregg. Citato nella frase del mese di marzo perchè, in questo periodo certo non facile, è indispensabile reagire, e la misura della nostra reazione dice chi siamo e cosa siamo.

Di fronte al COVID-19 possiamo impaurirci, frustrarci, arrabbiarci. E possiamo cadere in disperazione. Oppure possiamo prendere la crisi per come è, cioè un momento di cambiamento discontinuo, una evoluzione. E quindi – sempre – una opportunità.

Se reagiamo impauriti, siamo pavidi. Se reagiamo forti, siamo resilienti.

Se ci fermiamo, è finita. Se ci diamo da fare, riparte e ricomincia.

Tempi non facili, ma ricchi di possibilità ed opportunità.

Se non ci credi, se non le vedi, se non riesci a cercarle, puoi sempre chiedere un aiuto.