Consulente o vampiro?

Non è semplice il lavoro del consulente d’impresa, in qualsiasi ambito. Non lo è sostanzialmente per due motivi. Il primo riguarda il consulente, il secondo riguarda il “consulenziato”. Di questo parleremo in un secondo momento, ora concentriamoci sul consulente.

In Italia la professione del consulente è davvero inflazionata: non esiste un organo che lo riconosce, ne definisca la preparazione, i requisiti e ne difenda gli abusi, non esiste nemmeno una definizione univoca e condivisa che sancisca la differenza con altre figure simili (mi vengono in mente i coach, per cui valgono le stesse considerazioni); l’etica nel lavoro non è una abitudine diffusissima nella penisola e sicché praticamente chiunque può fregiarsi del titolo di consulente, in praticamente tutti gli ambiti.

Tutti vogliono fare i consulenti, dal commercialista al manager, dall’imprenditore che non ha sfondato al dipendente che non ha avuto il coraggio di abbandonare il posto fisso.

Letteralmente un consulente è un professionista cui si ricorre per “consigli, chiarimenti, pareri su materia inerente alla sua professione”.

Quindi avanti, c’è spazio per tutti!! Dall’abbracciatore professionista all’assaggiatore d’acqua, dal consulente per panda all’annusatore di fazzoletti, dal Mystery Shopper al Menù Engineer.

E c’è spazio per tutti persino in consulenze professionali di un certo livello, dal momento che non essendoci pre-requisiti tutti se ne possono giovare.

E allora puoi incontrare (incredulo?) il consulente in start-up d’impresa che non ha mai aperto neanche la partita iva, il consulente in gestione delle risorse umane che non ha mai avuto un dipendente. Potrebbe passare da te il consulente d’impresa che ha letto a malapena un paio di libri o consulenti di vendita dal quale non compreresti nemmeno un bottiglietta d’acqua nel pieno del deserto del Sahara. Altro che “vendimi questa penna”.

Mi sono sempre chiesto con che faccia si possano dare consigli a un imprenditore senza aver mai avuto un’impresa. O si possa fare il consulente HR senza aver mai gestito un dipendente.

E la cosa peggiore è che non esiste la selezione del mercato, perché certuni lo inflazionano, diffondendo pessimismo e rischiando di passare, loro,  per tutta l’erba del fascio.

Un problema aggravato da certe sedicenti Società di Consulenza che pur di vendere utilizzano carne da macello con un turn-over impressionante, perché “se 100 consulenti vendono anche 1 prodottino ciascuno io ho già guadagnato”. E via liste di conoscenti con cui “sputtanarsi” e telefonate a freddo!

Quando non utilizzano il metodo piramidale o il multilevel, vietati dalla legge come le catene di Sant’Antonio con vizio della truffa, ma raramente -per non dire mai – sanzionate. Anche perché l’imprenditore frodato preferisce molto spesso passare oltre che perdere tempo a denunziare queste manovre.

Il problema vero non è che esistano queste realtà, ma quello che il Cliente finale, cioè l’Imprenditore, in questo marasma preferisca soprassedere, accettare la fregatura come un danno del mestiere, non far sapere a nessuno quanto è stato pirla e proseguire il suo lavoro. Col rischio però che non si fidi di chi invece potrebbe aiutarlo davvero, ma arrivato dopo una “sola” sarà trattato come l’ennesimo truffatore.

Cosa ci vuole allora? Si deve ricorrere al Corporativismo medioevale degli Ordini con tanto di commissione di vigilanza e di controllo? E chi definirà i requisiti del perfetto consulente in un mercato V.U.C.A. cioè in continuo perenne mutazione?

Basta guardare attentamente alcuni segnali:

  • Mancanza di referenze concrete: Esistono solo referenze generiche e descrittive dei loro interventi, nulla di verificabile? Come mai? Le vere referenze vanno verificate e non devono essere vaghe promesse.
  • Linguaggio pomposo e vago: Chi evita risposte precise e dettagliate, preferendo slogan e promesse vuote, manifesta sintomi di indottrinamento e nessuna formazione “sul campo“.
  • Soluzioni “universali: Chi presenta soluzioni preconfezionate, senza analizzare le specifiche necessità dell’azienda e del Cliente, in genere conosce solo la parte superficiale e generalista.
  • Garanzia di successo al 100%: Nel mondo del business, non esistono garanzie al 100%. Chi te le promette, mente spudoratamente, spesso NON sapendo di mentire perché non ha alcuna percezione di quello che sta vendendo.
  • Prezzo sproporzionato rispetto al profilo del Consulente: Fai attenzione a prezzi eccessivi che non trovano giustificazione nella qualità e nell’esperienza del consulente (a proposito, non è possibile che un Consulente che si rispetti NON abbia tracce in Internet, se non ne trovi probabilmente ciò che non trovi è ciò che hai di fronte)

O invece si dovrebbe ricorrere ad una attenta valutazione senza pre-concetti? Come si riuscirà a non aver pre-concetti dopo essere stati frodati della fiducia?

Non è più semplice prevenire, verificando attentamente:

  1. Esperienza e competenze: Chiedete referenze, verificate i loro lavori precedenti e controllate se hanno una formazione adeguata.
  2. Trasparenza: Assicuratevi che il contratto sia chiaro e dettagliato, specificando gli obiettivi, le tempistiche e i costi.
  3. Risultati dimostrabili: Non fidatevi di promesse vuote. Chiedete esempi concreti di successi ottenuti da altri clienti.

Se poi c’è anche la Soluzione “Risultati o Rimborsati” allora fidatevi! Anzi no….mettete alla prova chi ve la propone!!

Esistono alcune soluzioni, forse, e vorremmo sapere da te cosa ne pensi….scrivilo nei commenti!!

Frase del mese per Novembre 2025:

Dura verità: le tue competenze tecniche sono sostituibili. Le tue competenze trasversali non lo sono

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