Crescita: l'aspetto più importante per favorirla

Sondaggio sulla Formazione: aspetto più importante della crescita

Lo scorso mese abbiamo pubblicato su LinkedIn un sondaggio chiedendo agli imprenditori quale fosse l’attività più importante sulla quale concentrarsi per fa crescere un’impresa.

Il risultato non ci ha sorpreso molto e per questo alcune riflessioni sono d’obbligo per chi, come noi, si occupa di consulenza e formazione.

È possibile vedere le risposte possibili, con il relativo risultato percentuale, nella figura.

Risparmiare non è così importante

Il contenimento dei costi si è piazzato all’ultimo posto.

In realtà questo non meraviglia, perché ogni buon imprenditore sa che se vuole crescere deve in qualche modo investire e quindi l’attenzione al contenimento dei costi non è fondamentale. In linea di massima.

Probabilmente la poca importanza data dal campione al contenimento dei costi riguarda quindi l’atteggiamento espansivista di chi sa che la crescita richiede indebitamento, e che quindi il risparmio non è così importante. Forse. O forse non lo è rispetto alle altre voci.

Guardando i dati ancora più da vicino, le cose non stanno proprio in questi termini: un imprenditore dovrebbe passare almeno metà del suo tempo (di quello, beninteso, dedicato all’analisi economica) proprio alla verifica dei risultati dei soldi spesi

Considera ogni voce di costo come se fosse un investimento

suggeriva un manuale di qualche decennio fa, invitando a valutare ciò che ogni euro speso aveva portato in dote. Se un euro ha prodotto più di un euro, l’investimento è stato efficace e il costo ha una ragion d’essere, altrimenti va tagliato o ridimensionato.

Ma tale atteggiamento evidentemente non piace al nostro campione e quindi è ultimo in classifica.

La vendita non eccita più

La vera sorpresa è che la vendita come attività cruciale per  la crescita di un’impresa è ferma al penultimo posto.

Questo risultato stupisce perché cozza con la nostra esperienza: almeno 2 volte su 3 negli incontri che abbiamo con i tanti imprenditori con cui veniamo in contatto la richiesta è “più clienti” oppure “più clienti alto-spendenti”.

Nessuna categoria è immune da questa richiesta, dalle società di servizi ai produttori di beni; chiunque ha fretta di avere più clienti e questa urgenza a volte li spinge a compiere stupidaggini colossali come abbandonare la campagna di marketing dopo qualche mese perché “non vedo il risultato” oppure rinunciare ad una innovazione o ad una espansione attendendo tempi più propizi.

In realtà una azienda cresce quando il fatturato supera i costi complessivi e quindi quando produce un margine operativo (al netto della tassazione) positivo. Per far questo, a volte si può lavorare matematicamente sui costi, ma molto spesso si deve lavorare sul fatturato. Quindi più vendite.

Invece i nostri votanti non la vedono così.

Le persone sempre al centro… ma davvero?

La medaglia d’oro, l’attività più importante per far crescere le imprese secondo il nostro campione è la gestione delle persone.

Nella speranza che la risposta si riferisca davvero alle persone dipendenti di una certa impresa (cliente interno) e non alla gestione di clienti e fornitori (cliente esterno), questa suona efficace e corretta, in teoria; ma nella realtà è tremendamente ipocrita.

Come riportano anche i dati citati da Forbes, esiste un vero e proprio paradosso: il 62% dei CEO italiani attribuisce all’education un ruolo indispensabile per la crescita dell’azienda, ma alla voce formazione viene devoluto solo l’1,9% del costo del personale.

Una cifra pari a 780 euro all’anno per tutta la formazione di un lavoratore, in termini assoluti. Paragonato ad un costo medio complessivo che supera di poco i 41.000 euro.

Se volessimo fare un paragone con un’altra unità aziendale, la formazione corrisponde allo 0,6% dei ricavi aziendali mentre al marketing viene destinato il 3%. Per le imprese italiane, l’aggiornamento professionale vale un terzo rispetto alle risorse impiegate dalle imprese tedesche e francesi.

E non troviamo uno scenario migliore se guardiamo dalla parte dei lavoratori.

Un lifelong learner, ossia una persona che cerca volontariamente cerca corsi di formazione mossa da curisosità e ambizione, cerca in media una-due volte al mese delle attività finalizzate al proprio aggiornamento e al miglioramento professionale.

Nel dettaglio:

  • il 47% dei learner interpellati ha indicato Excel come contenuto da approfondire per la formazione tecnologica
  • il 38% afferma di dover migliorare l’inglese
  • il 28% degli utenti ritiene Microsoft Teams uno strumento essenziale sul fronte delle skill relative allo smart working.

Tutte competenze professionali di base che poco possono tranquillizzare contro l’ansia diffusa nei confronti dell’Intelligenza Artificiale che potrebbe “decimare l’occupazione”.

Sembra proprio che la formazione, la regina delle attività, sia ritenuta bella, indispensabile e irrinunciabile sulla carta, salvo poi non attecchire nella realtà. Come se mettere le persone al centro sia la risposta più figa da dare ma la meno perseguita.

Sembra, magari non è così.

Magari i tanto agognati upskilling o il reskilling indispensabili per fronteggiare i continui cambiamenti del mercato e le evoluzioni della tecnologia vengono svolti a costo zero, di nascosto, senza investire…

Invece richiederebbero un approccio strategico e investimenti pari a quelli destinati alla promozione a al marketing o alla creazione di campagne di vendita sempre più articolate e strane. Per questo resta il dubbio sulla possibilità che le nostre imprese riescano davvero ad agganciare le sfide tecnologiche senza correre il rischio che l’AI e compagnia cantante le surclassino senza neanche tanto impegno.

Se vuoi crescere anche tu non esitare a contattarci via mail a chiedi@whitening.life o prenotando un appuntamento gratuito via Zoom con un nostro consulente senior compilando il form che trovi in fondo a questa pagina.

Frase del mese per Novembre 2025:

Dura verità: le tue competenze tecniche sono sostituibili. Le tue competenze trasversali non lo sono

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